
30) Tommaso d'Aquino. Le cinque vie.
Dopo essersi posto il problema se Dio esiste, Tommaso passa ad
indicare le sue famose cinque vie per arrivare a Dio attraverso
la natura

Summa theologiae, I, q. 2, a. 3 (vedi manuale pagine 238-240).

 [Premessa]

    Sembra che Dio non esista. E infatti:
1   1. Se di due contrari uno  infinito, l'altro resta
completamente distrutto. Ora, nel nome Dio s'intende affermato un
bene infinito. Dunque, se Dio esistesse, non dovrebbe esserci pi
il male. Viceversa nel mondo c' il male. Dunque Dio non esiste.
2   2. Ci che pu essere compiuto da un ristretto numero di
cause, non si vede perch debba compiersi da cause pi numerose.
Ora tutti i fenomeni che avvengono nel mondo, potrebbero essere
prodotti da altre cause, nella supposizione che Dio non esistesse:
poich quelli naturali si riportano, come al loro principio, alla
natura, quelli volontari, alla ragione o volont umana. Nessuna
necessit, quindi, della esistenza di Dio.
3   In contrario: Nell' Esodo si dice, in persona di Dio: Io sono
Colui che .
4   Rispondo: Che Dio esista si pu provare per cinque vie

 [a. La prima via Dal mutamento].

    La prima e la pi evidente  quella che si desume dal moto. E'
certo infatti e consta dai sensi, che in questo mondo alcune cose
si muovono. Ora, tutto ci che si muove  mosso da un altro.
Infatti, niente si trasmuta che non sia potenziale rispetto al
termine del movimento; mentre chi muove, muove in quanto  in
atto. Perch muovere non altro significa che trarre qualche cosa
dalla potenza all'atto; e niente pu essere ridotto dalla potenza
all'atto se non mediante un essere che  gi in atto. Per es., il
fuoco che  caldo attualmente rende caldo in atto il legno, che
era caldo soltanto potenzialmente, e cos lo muove e lo altera. Ma
non  possibile che una stessa cosa sia simultaneamente e sotto lo
stesso aspetto in atto ed in potenza: lo pu essere soltanto sotto
diversi rapporti: cos ci che  caldo in atto non pu essere
insieme caldo in potenza, ma  insieme freddo in potenza. E'
dunque impossibile che sotto il medesimo aspetto una cosa sia al
tempo stesso movente e mossa, cio che muova se stessa. E' dunque
necessario che tutto ci che si muove sia mosso da un altro. Se
dunque l'essere che muove  anch'esso soggetto a movimento,
bisogna che sia mosso da un altro, e questo da un terzo e cos
via. Ora, non si pu in tal modo procedere all'infinito perch
altrimenti non vi sarebbe un primo motore, e di conseguenza nessun
altro motore, perch i motori intermedi non muovono se non in
quanto sono mossi dal primo motore, come il bastone non muove se
non in quanto  mosso dalla mano. Dunque  necessario arrivare ad
un primo motore che non sia mosso da altri; e tutti riconoscono
che esso  Dio

 [b. La seconda via Dalla causalit efficiente].

    La seconda via parte dalla nozione di causa efficiente.
Troviamo nel mondo sensibile che vi  un ordine tra le cause
efficienti, ma non si trova, ed  impossibile, che una cosa sia
causa efficiente di se medesima; ch altrimenti sarebbe prima di
se stessa, cosa inconcepibile. Ora, un processo all'infinito nelle
cause efficienti  assurdo. Perch in tutte le cause efficienti
concatenate la prima  causa dell'intermedia, e l'intermedia 
causa dell'ultima, siano molte le intermedie o una sola; ora,
eliminata la causa e tolto anche l'effetto: se dunque nell'ordine
delle cause efficienti non vi fosse una prima causa, non vi
sarebbe neppure l'ultima, n l'intermedia. Ma procedere
all'infinito nelle cause efficienti equivale ad eliminare la prima
causa efficiente; e cos non avremo neppure l'effetto ultimo, n
le cause intermedie: ci che evidentemente  falso. Dunque bisogna
ammettere una prima causa efficiente, che tutti chiamano Dio

 [c. La terza via Dalla contingenza].

    La terza via  presa dal possibile [o contingente] e dal
necessario, ed  questa. Tra le cose noi ne troviamo di quelle che
possono essere e non essere. Ora,  impossibile che tutte le cose
di tal natura siano sempre state, perch ci che pu non essere,
un tempo non esisteva. Se dunque tutte le cose [esistenti in
natura sono tali che] possono non esistere, in un dato momento
niente ci fu nella realt. Ma se questo  vero, anche ora non
esisterebbe niente, perch ci che non esiste, non comincia ad
esistere se non per qualche cosa che . Dunque, se non c'era ente
alcuno,  impossibile che qualche cosa cominciasse ad esistere, e
cos anche ora non ci sarebbe niente, il che  evidentemente
falso. Dunque non tutti gli esseri sono contingenti, ma bisogna
che nella realt vi sia qualche cosa di necessario. Ora, tutto ci
che  necessario, o ha la causa della sua necessit in un altro
essere oppure no. D'altra parte, negli enti necessari che hanno
altrove la causa della loro necessit, non si pu procedere
all'infinito, come neppure nelle cause efficienti secondo che si 
dimostrato. Dunque bisogna concludere all'esistenza di un essere
che sia di per s necessario, e non tragga da altri la propria
necessit, ma sia causa di necessit agli altri. E questo tutti
dicono Dio

 [d. La quarta via Dai gradi di perfezione].

    La quarta via si prende dai gradi che si riscontrano nelle
cose. E' un fatto che nelle cose si trova il bene, il vero, il
nobile e altre simili perfezioni in un grado maggiore o minore. Ma
il grado maggiore o minore si attribuiscono alle diverse cose
secondo che si accostano di pi o di meno ad alcunch di sommo e
di assoluto; cos pi caldo  ci che maggiormente si accosta al
sommamente caldo. Vi  dunque un qualche cosa che  vero al sommo,
ottimo e nobilissimo, e di conseguenza qualche cosa che  il
supremo ente; perch, come dice Aristotele, ci che  massimo in
quanto vero,  tale anche in quanto ente. Ora, ci che  massimo
in un dato genere,  causa di tutti gli appartenenti a quel
genere, come il fuoco, caldo al massimo,  cagione di ogni calore,
come dice il medesimo Aristotele. Dunque vi  qualche cosa che per
tutti gli enti  causa dell'essere, della bont e di qualsiasi
perfezione. E questo chiamiamo Dio

 [e. La quinta via Dal finalismo].

    La quinta via si desume dal governo delle cose. Noi vediamo
che alcune cose, le quali sono prive di conoscenza, cio i corpi
fisici, operano per un fine, come apparisce dal fatto che esse
operano sempre o quasi sempre allo stesso modo per conseguire la
perfezione: donde appare che non a caso, ma per una
predisposizione raggiungono il loro fine. Ora, ci che  privo
d'intelligenza non tende al fine se non perch  diretto da un
essere conoscitivo e intelligente, come la freccia dall'arciere.
Vi  dunque un qualche essere intelligente, dal quale tutte le
cose naturali sono ordinate a un fine: e quest'essere chiamiamo
Dio

(Tommaso d'Aquino, La somma teologica, Salani, Firenze, 1964,
volume I, pagine 180, 182, 184 e 186)

